Il CAMeC presenta [pUR nUR], la prima retrospettiva dell’artista svizzera Beatriz Millar (Einsiedeln, 1967).

A poco più di un anno di distanza dalla grande personale al Duolun Museum of Contemporary Art di Shanghai, Beatriz Millar sviluppa un percorso in cui la sua ultima serie di lavori, dal titolo Salve Regina Souvenir, si confronta con le opere realizzate a partire dagli anni '90.

Il suo è un lavoro concettuale che prende forma attraverso pittura, scultura, fotografia, video e performance, in cui l’artista si interroga sia sugli aspetti mondani del contemporaneo che su quelli più spirituali. Partendo da una presa di coscienza di se stessa, del suo corpo e delle sue emozioni, la Millar gioca a spostare rapidamente lo sguardo a diversi livelli di “ingrandimento o allontanamento”, mettendo a fuoco ora la centralità del singolo, ora il suo essere parte di un complesso intreccio in cui ogni decisione e ogni azione provocano dirette conseguenze. Ciascuna opera funziona quindi da testimonianza e rivelazione del proprio ruolo in un preciso momento, in relazione ad istanze, terrene e non, apparentemente distanti.

La fitta simbologia che popola i suoi lavori è proprio il punto di contatto fra questi elementi distanti, valori di una grande equazione che l’artista si diverte a cercare di risolvere.

[pUR nUR], il titolo della mostra presentata al CAMeC, è un gioco di parole attorno ai concetti di luce/materia, puro/povero. Esso sintetizza la poetica dell’artista, in cui le suggestioni simboliche e le sperimentazioni materiche entrano in dialogo tessendo un poetico filo d'unione fra filosofie, storie e racconti. In particolare, la mostra è un percorso fra quelle tematiche che nei trascorsi vent’anni di produzione artistica hanno maggiormente influenzato e modellato la sua ricerca sul femminile, da sempre punto centrale di interesse nella sua poetica. La donna di Beatriz è una figura paragonabile a quella della Grande Madre – divinità primordiale in grado di infondere la vita e di toglierla – che prende forma nelle madri, nelle prostitute, maghe, gitane e sacerdotesse delle opere in mostra. Infatti [pUR nUR] dedica un’intera sala al progetto più recente Salve Regina Souvenir in cui - attraverso una ricerca testuale e visiva - l’artista effettua un viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca delle origini del concetto occidentale di donna, ritrovandosi inevitabilmente ad affrontare la propria storia personale e culturale. Nata in una famiglia di panettieri, la Millar ritrova nel preparare il pane, e nell’offrirlo in dono come alimento, il potere femminile della creazione, interrogandosi attraverso questo semplice gesto sui ruoli che le donne hanno perso o acquisito nelle società contemporanee, mettendo inoltre in discussione il confine fra lavoro intellettuale e manuale, fra arte e artigianato.

Invece la serie di lavori fotografici dal titolo Dedicationsè il risultato di un intenso lavoro di produzione di figure femminili in pane, fotografate prima e dopo la loro cottura in forno, donate dall’artista alle persone a lei vicine negli aspetti più semplici del quotidiano, innescando una serie di piccoli riti che evocano momenti di unione apparentemente effimeri, avvenuti proprio attraverso l’offerta e la consumazione dell’alimento. I lavori fotografici sono accompagnati da piccole sculture in pane che sembrano ricordare Veneri preistoriche o artefatti precolombiani, inseriti in nicchie di plexiglas che sanciscono la sacralità di questi fittizi oggetti di culto.

Infine il lavoro video Lux, Mater riporta l’osservatore al punto di partenza della mostra riflettendo in modo poetico e ironico sui processi di creazione e trasformazione degli elementi.

 

 
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