Nel decennale della scomparsa, i l primo piano ospita Enrico Baj, grande maestro del Novecento e fondatore del movimento Nucleare, con un progetto espositivo, curato da Roberta Cerini Baj e Marzia Ratti, dedicato a Ubu, il personaggio nato dalla fantasia di Alfred Jarry e portato alla ribalta dalla pièce teatrale Ubu Re. È proprio attraverso questo ciclo, ironica metafora dell’arroganza del potere, che il C AMeC ha voluto far conoscere Baj al suo pubblico. Dalla patafisica a Il mondo delle idee, fino ai teli, Ubu ci accompagna per mano nella mirabolante creatività di Baj. Da segnalare Il Teatro di Ubu (1985), prestigioso prestito della Fondazione Marconi di Milano, che ci permette di conoscere uno degli importanti lavori che Baj realizzò con il Meccano, il gioco di costruzioni che tutti noi abbiamo sperimentato da bambini, scenografia di diverse rappresentazioni di Massimo Schuster.

Per l’occasione, in una sezione separata della mostra vengono esposte le 10 opere di Enrico Baj appartenenti alle raccolte del CAMeC, dall’Animale del 1955 al Vecchio Mamayauk del 1996.

La mostra è un omaggio al ‘gigante’ Baj nel decennale della sua scomparsa. Anziché una narrazione antologica dell’autore, troppo versatile e produttivo per essere riassunto in modo esaustivo, si è preferito un affondo su un ciclo pittorico e scultoreo degli anni Ottanta, che ha visto Baj collaborare attivamente col teatro di Massimo Schuster.

Ubu e gli innumerevoli personaggi nati dalla fantasia creatrice di Alfred Jarry sono stati ritrascritti da Baj in un nuovo linguaggio figurale che unisce l’aspetto ludico a quello dissacratorio e mostruoso. Il teatro di Ubu – grandioso insieme di personaggi robotizzati concepiti per una dinamica scena di un teatro di marionette – deriva direttamente dalle grandi sculture col meccano dei primi anni Sessanta. Tutti gli eroi e le comparse della tragedia buffa di Jarry tradotti dall’arte di Baj hanno passato la concreta verifica della messa in scena da parte di Schuster che per dodici anni li ha usati in oltre trenta paesi del mondo.

Nel 1983 il flusso delle cose e i ghirigori ininterrotti dell'immaginario mi spinsero verso nuove frontiere. Dopo sporadiche esperienze teatrali alla Piccola Scala di Milano, con l'operina Il Passaggio di Berio-Sanguineti nel 1963 e le scene e i costumi per Re Nicolò di Wedekind al Teatro di Genova nel 1981, ecco, appunto a partire dal 1983, il ripetuto incontro con teatranti d'animazione, di pupi e marionette. Dapprima arrivò M(assimo) J. Monaco a propormi un Pinocchio che fu sveltamente realizzato con l'aiuto di Andrea Rauch. Poi, sul finire di quell'anno, appare lo Schuster, alle cui rocambolesche avventure di spettacolo della società (Debord docet) sono ormai legato da quasi vent'anni, sollecitatovi anche dalla mia compagna Roberta

(…) Intanto Massimo Schuster è sempre lì, sulla linea dell'orizzonte. Cominciò appunto alla fine del 1983 quando venne a trovarmi a Vergiate e mi propose un Ubu , personaggio per il quale è ben nota (anche a me) la mia propensione. Potevo mai dire di no, anche se l'idea propostami, che era di fare dei fondali di tele a macchie nere per dei pupi tutti bianchi che figurassero quali attori della commedia di Jarry non mi sconfiferava più di tanto? Sicché feci quei teli pieni di colature di vernice nera, ma dicevo a Massimo: “Lascia stare i tuoi pupi siciliani; per l'Ubu, essendo anch'io dottore in Patafisica, bisogna che li faccia io i personaggi, ovvero le marionette”.

Quanto mai! Quella mia istigazione mi legò definitivamente al summenzionato ex-puparo Schuster. E subito nel 1984 si progettò e si realizzò un Ubu fatto di pezzi di Meccano, l'antico e glorioso gioco, e comprendente una settantina di marionette e alcuni elementi scenici.
Il Massimo con quegli oggetti macchinosi ci si inventò un
Ubu che era la fine del mondo e che del mondo fece il girotondo, presentato un po' dappertutto. (Enrico Baj, agosto 2001)

 

 
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