Il
CAMeC ricorda l’otto marzo con “A modo nostro. Artiste
nelle collezioni del CAMeC”. Una sessantina di opere, diverse
per linguaggio, epoca, tema e tecnica presentano un’ampia
panoramica sull’arte del ‘900. Vi figurano nomi come
Susanne Valadon, madre di Maurice Utrillo, Florence Henry, legata
alla Bauhaus, Meret Oppenheim, uno dei nomi di spicco del surrealismo
europeo, Takako Saito, figura chiave del Fluxus, Antonietta Raphaël
Mafai, protagonista della Scuola Romana, Mirella Bentivoglio,
una delle voci più importanti della poesia visiva, e ancora
Marina Abramovic e Gina Pane, fra i precursori della Body Art.
Ma anche Kate Kollwitz, esponente di prim’ordine dell’espressionismo
tedesco, Sonia Delaunay, le italiane Carla Accardi e Margherita
Carena, per citarne solo alcune.
Quattro
i temi: il corpo,
innanzi tutto, inteso come fatica, dolore, bellezza o malizia;
il paesaggio, melanconico o inquietante, a seconda dei casi; gli
interni, mesti o ingenui, l’astrazione.
Provenienti
dalle Collezioni
Cozzani, Battolini e Premio del Golfo, sono esposte opere di Marina
Abramovic, Carla Accardi, Mirella Bentivoglio, Fiorella Bologna,
Myriam Brunetti, Margherita Carena, Angiola Cassanello, Catia
Castellani, Elisa Corsini, Anne Darboven, Anna Debska, Sonia Delaunay,
Agnes Denes, Monique De Ridder, Anita D’Orazio, Leonor Fini,
Flavia Fumagalli, Deanna Galletto, Tina Gillen Nicole Gravier,
Florence Henry, Hannah Höch, Julia Jansen, Kate Kollwitz,
Cristina Iglesias, Marie Laurencin, Agnes Martin, Maria Martinengo,
Annette Messagier, Carmen Gloria Morales, Fernanda Moranti, Louise
Nevelson, Meret Oppenheim, Gina Pane, Gabriella Peggion Zolezzi,
Isabel Pons, Serena Pruno, Franca Puliti, Maria Questa, Antonietta
Raphaël Mafai, Edda Renouf, Sofia Rocchetti, Claire Rodano,
Mirella Raggi, Takako Saito, Carla Sanguineti, Pina Saniè,
Barbara Scacchetti, Edith Schloss, Maria Tacchini, Giulietta Vezzoni
Gamberini, Suzanne Valadon, Rosina Viva, Maja Vukoje, Cho Young
Ya.
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