La mostra Cronache visive del dopoguerra. Opere dalle collezioni Battolini, Cozzani e Premio del Golfo 1948 – 1968, a cura di Marzia Ratti, intende raccontare il clima dell’arte italiana del dopoguerra attraverso il ricco patrimonio delle collezioni del CAMeC –composte dai nuclei Battolini, Cozzani e Premio del Golfo–, che ospita oltre duemila opere per la maggior parte risalenti proprio al secondo Novecento. I venti anni presi in esame corrispondono da un lato alla ripresa della Biennale di Venezia e alla sua interruzione nel ’68 e, dall’altro, con puntuale coincidenza, agli stimoli che coinvolgono anche alla Spezia un fronte di sperimentazione artistica molto intenso che comincia a progettare esposizioni e interventi culturali proprio a partire dal 1948.

Principale frutto di questo panorama vivace a livello nazionale e a livello locale è la nascita del Premio Nazionale di Pittura “Golfo della Spezia”, rassegna che documenta con rigore e sistematicità i fronti, le tendenze ed anche gli scontri che si registrano nella pittura italiana in tredici edizioni dal ’49 al ’65. Il fermento che si forma intorno alla manifestazione dà luogo a significativi riflessi sul versante del collezionismo e della critica, costituendo un fertile terreno di osservazione e di acquisizioni da parte di Giorgio Cozzani, e di esercitazione pubblicistica da parte di Ferruccio Battolini.

I legami tra le tre collezioni sono forti ed evidenti, sebbene ciascuna sia connotata da una più ampia fisionomia e autonomia di formazione. La raccolta del “Premio del Golfo” si deve alla originale formula del premio-acquisto e registra, edizione dopo edizione, lo svolgersi della vicenda artistica di quegli anni; i fondi Cozzani e Battolini, frutto di illuminate donazioni, documentano nel loro complesso la produzione del territorio, nazionale e internazionale, integrando il patrimonio originario composto dalla rassegna spezzina.
In questa occasione il CAMeC propone una lettura integrata dei nuclei delle raccolte d’arte per restituire la vivacità e l’ansia di rinnovamento dell’arte del dopoguerra, mettendo in mostra circa novanta opere dei maggiori protagonisti del fronte della pittura e scultura italiane del primo ventennio del secondo Novecento. La rassegna testimonia inoltre il peso della tradizione classica italiana, proponendo la produzione realizzata in quegli anni da alcuni maestri delle prime generazioni del secolo.

La mostra si avvale anche di alcuni prestiti (fra i quali spicca quello concesso dalla Cassa di Risparmio della Spezia, Acciaierie di Terni, 1949, di Renato Guttuso) e ospita importanti opere inedite.
A documentare visivamente il clima di quegli anni, una sala ospiterà una selezione di filmati storici, a cura di Barbara Deana degli Archivi Multimediali “Sergio Fregoso”, che ripercorre i momenti salienti della vicenda socio-culturale della città e del territorio.

Questi gli artisti in mostra: Carla Accardi, Valerio Adami, Ercole Salvatore Aprigliano, Ugo Attardi, Enrico Baj, Eduard Bargheer, Gino Bellani, Amilcare Bia, Renato Birolli, Gastone Breddo, Corrado Cagli, Ennio Calabria, Giancarlo Calcagno, Dino Caponi, Margherita Carena, Arturo Carmassi, Gian Carozzi, Guglielmo Carro, Giuseppe Caselli, Bruno Cassinari, Mario Ceroli, Sandro Cherchi, Alfredo Chighine, Romano Conversano, Antonio Corpora, Italo Cremona, Roberto Crippa, Filippo De Pisis, Lucio Del Pezzo, Lucio Fontana, Franco Francese, Vincenzo Frunzo, Carlo Giovannoni, Bruno Guaschino, Virgilio Guidi, Renato Guttuso, Mino Maccari, Giuseppe Martinelli, Francesco Menzio, Mirko, Carlo Montarsolo, Lisa Montessori, Rino Mordacci, Navarrino Navarrini, Eugenio Pardini, Achille Perilli, Armando Pizzinato, Alfonso Pone, Giacomo Porzano, Concetto Pozzati, Angelo Prini, Bruno Pulga, Maria Questa, Ottone Rosai, Mimmo Rotella, Bruno Saetti, Ettore Sannino, Giuseppe Santomaso, Aligi Sassu, Emilio Scanavino, Filippo Scroppo, Mario Sironi, Angelo Somaini, Domenico Spinosa, Leonardo Spreafico, Nino Tirinnanzi, Arturo Tosi, Giulio Turcato, Pompeo Vecchiati, Emilio Vedova, Renzo Vespignani, Giuseppe Viviani, Giuseppe Zigaina.

 
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