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ENCLAVE
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PROGETTI D'ARTISTA
Due
mostre in contemporanea
Marco Gastini, "Echi"
15 luglio – 4 settembre 2005
Renato Ranaldi, "Dispositivi per l’ora
d’aria"
15 luglio – 25 settembre 2005 |
Marco
Gastini, "Echi"
Nell’ambito dell’attività espositiva programmata
nella sezione “Enclave” del CAMeC, venerdì 15
luglio 2005 avrà luogo l’apertura della mostra di opere
recenti di Marco Gastini “Echi”. A partire da un nucleo
di dipinti concepiti in relazione agli elementi primari dell’aria,
dell’acqua, del fuoco e della terra, la mostra di Gastini
mette in risalto le più avanzate esperienze di un’elaborazione
trentennale incentrata sui valori del gesto, del segno e della materia,
chiamati a dar vita a organismi pittorico-plastici di forte investimento
spaziale.
Dopo l’esordio all’insegna di una pittura ‘informale’
(1958) e le prime mostre negli anni tra il 1964 e il 1967, Gastini
mette a punto una serie di dipinti che denotano l’interesse
analitico per gli elementi della visualizzazione quali il supporto
e le trame di colori chiari rivolti alla configurazione di uno spazio
più virtuale che reale. Mediante l’impiego di una pittura
‘floccata’ Gastini rompe quasi subito la bidimensionalità
del quadro per porre nello spazio reale delle bacchette di plexiglas
trasparente dipinte con pittura a spray. Da quel lontano frangente
degli anni Sessanta fino alle opere più recenti, l’azione
di Gastini è stata ininterrottamente rivolta a suscitare
una pittura accerchiante, in grado di farsi percepire con tutti
i sensi e in tutte le articolazioni dello spazio. Si sono così
susseguiti i cicli delle Macchie, 1970 e dei Disegni, 1971, che
ben presto costituiscono elementi linguistici in grado di consentirgli
ogni ulteriore coniugazione tra segno e supporto e dunque altri
dispositivi di spazialità connessi di volta in volta alla
scelta di materiali assai diversi come il piombo, l’alluminio,
la carta, ecc. Intanto le sue opere sono presenti in importanti
rassegne di pittura “analitica”, come “La riflessione
sulla pittura” (1973) e “Geplante Malerei” di
Münster (1974-75).
Dopo la pubblicazione, da parte della Galleria Stein di Torino,
della sua prima monografia curata da Paolo Fossati, esegeta dell’opera
gastiniana in un crescendo significativo di appuntamenti, ospitano
il lavoro di Gastini gallerie come quella di Gianenzo Sperone a
Roma, di John Weber a New York (1977), di Liliana Martano a Torino
e di Anne Marie Verna a Zurigo.
Negli anni Ottanta, tutte le più incisive invenzioni della
sua pittura incontrano un vasto interesse sia della critica che
delle più importanti gallerie private e dei musei europei
e internazionali.
A metà degli anni Novanta, Gastini compie un nuovo salto
linguistico con opere in cui rende oggettivi i suoi ‘segni’
con nastri e tondini di ferro in stretta relazione plastica con
la pittura sempre presente sui supporti.
Più volte invitato alla Biennale di Venezia, Gastini è
presente con le sue opere in numerose collezioni private e musei
del mondo
Alla Spezia, accanto alle nuove opere del ciclo Echi, sono presenti
importanti lavori come Senza titolo, 1968 e Scultura, 1969 (Collezione
La Gaia, Busca) e opere degli anni Novanta.
La mostra, che è stata realizzata in collaborazione con la
Kunsthalle di Goppingen, si trasferirà a settembre nella
città tedesca e per l’occasione sarà edito un
catalogo multilingue.
Sponsor:
Collezione Gaia, Busco (CN);
Galleria Liliana Martano Torino |
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Renato
Ranaldi, "Dispositivi per l’ora d’aria"
La mostra di opere recenti di Renato Ranaldi, Dispositivi per l’ora
d’aria, concepita come progetto unitario per la sezione Enclave
del programma del CAMeC, si snoda attraverso un nucleo ben definito
di lavori che spingono alle estreme conseguenze alcuni principi
della sua poetica.
Attraverso alcune grandi sculture-installazioni concepite e realizzate
per rendere evidente, una volta di più, il sentimento di
‘rischio’ derivato dal mettere in ‘bilico’
le forme, al fine di attrarre l’attenzione dell’osservatore,
Ranaldi non esita a praticare il parossismo morfologico. Nondimeno,
mosso dalla convinzione-dilemma che “una cosa è anche
un’altra cosa”, e dunque dall’obiettiva ambiguità
di ogni aspetto del reale, egli, sin dal ’65, instilla nelle
proprie immagini e nelle creazioni plastiche da esse suscitate un
latente plurimorfismo, che ha come conseguenza semiologia e poetica
il permanente “rovescio di senso” nella percezione di
ogni cosa.
Nato nel 1941 a Firenze, Ranaldi frequenta il liceo artistico e
l’Accademia di Belle Arti, dove si diploma nel 1962.
Attraverso un’intensa sperimentazione di tecniche e materiali
e sulla base di un costante esercizio dell’attività
del disegno, ben presto l’opera pittorica e quella plastica
si dissolvono l’una nell’altra. Nel tracciare un proprio
percorso autonomo rispetto alle tendenze del minimalismo, della
pop, dell’arte povera e della costellazione dei neoespressionismi,
Ranaldi mette a punto negli anni Settanta un repertorio di opere
che trovano – fuori da schemi accademici – interlocuzioni
con la grande tradizione, ancorché lontana e con le maggiori
e minori esperienze del ‘900. Sono gli anni in cui si lega
di amicizia con artisti come Giuseppe Chiari, Eugenio Miccini, Ketty
La Rocca, ma anche come Andrea Granchi e Sandro Chia, con i quali
condivide l’esperienza del Teatro Musicale Integrale (1967-69)
e parzialmente anche l’esperienza cinematografica del film
d’artista (a partire da Senilix, 1968). Negli stessi anni
incontra anche Fernando Melani e Luciano Fabro ed esegue le prime
fusioni in bronzo dell’Archetipo (1979-80), considerata “Forma
delle forme”.
Dopo aver esposto in gallerie e musei europei (Galleria Vivita,
Firenze, Konsthall Malmö), nel 1988 è invitato con una
Sala personale alla XLIII Biennale di Venezia.
Dagli anni Novanta, attraverso una ricchissima creazione di sculture,
dove utilizza laminati di zinco, rame, ottone, e giunge spesso a
opere che si dipanano da telai in legno, quasi a dare la suggestione
di trovarsi di fronte a una pittura scolpita, cui si lega costantemente
la necessità interiore del segnare la carta, si afferma nel
novero degli artisti italiani contemporanei di maggior interesse,
con esposizioni personali in gallerie private e in musei in Italia
(Ravenna, Pinacoteca Comunale; Firenze, Galleria Gentili; Perugia,
Opera; Pistoia, Palazzo Fabroni) e all’estero (Los Angeles,
Convention Center; Parigi, Gran Palais, FIAC; Fresnes, Maison d’Art
Contemporain Chaillioux; Vienna, Galleria Christine König).
Sponsor:
Amici del CAMeC, La Spezia;
Incontri Internazionali di Arte, Roma |
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Informazioni
CAMeC, La Spezia, Piazza Cesare Battisti, 1
Orari: da martedì a sabato 10-13 / 15-19,
domenica 11-19, chiuso lunedì
Conferenza stampa:
CAMeC, 14 luglio ore 11.30
Inaugurazione:
CAMeC, 15 luglio ore 18
Ingresso:
€ 6,00 intero, € 4,00 ridotto, € 3,00 ridotto speciale
e scuole
Informazioni e prenotazioni:
tel. 0187 734593 fax 0187 256773
E-mail: camec@comune.sp.it
Sito: www.comune.sp.it/citta/camec/camec.html |
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