Come di consueto curato dal direttore Bruno Corà, il sesto appuntamento con “Enclave. Progetti d’artista” chiama tre autori contemporanei a confrontarsi con altrettanti distinti spazi del Centro.
In Hotel de l’avenir Giuliano Galletta intende generare una riflessione sul tema del futuro e della sua annunciata ‘scomparsa’, sovrapponendo arti visive, letteratura, filosofia e vita quotidiana. L’artista realizza un’installazione che si sviluppa in altezza, suddivisa su più livelli spaziali, corrispondenti ad altrettanti livelli concettuali. Una prima parte è costituita da La galleria dei crepati, videoinstallazione d’ispirazione beckettiana, che crea, attraverso proiezioni incrociate, una sorta di caverna virtuale in cui si materializzano le immagini di decine di volti umani. Un secondo livello è invece dedicato ad un manichino-cosmonauta, appeso a testa in giù, che, assieme ad una serie di lavori fotografici, rappresenta il falso mito della conquista dello spazio, così come fu vissuto dal regime sovietico. Infine, una Ragazza dalla giacca a vento rossa che si volta, sorride e saluta da lontano, è protagonista dell’ultima microstoria. Il catalogo costituisce un’opera a sé stante organizzata come un racconto visivo realizzato attraverso testi, immagini, citazioni, nel solco di un’operatività anti-disciplinare che è la cifra del lavoro dell’artista da quasi trent’anni. Per l’inaugurazione Franca Fioravanti del Teatro delle Nuvole leggerà brani di Vladimir Majakovskij. A latere della mostra, venerdì 19 ottobre alle ore 17, presso la Centrale Enel “Eugenio Montale” della Spezia (via Valdilocchi, 32), si terrà una tavola rotonda dedicata a “La parola futuro” a cui parteciperanno, oltre a Giuliano Galletta, Riccardo Manzotti, Oscar Marchisio, Simone Regazzoni.

Sequenzeluce è il ciclo di opere che Bruno Querci ha realizzato appositamente per gli spazi del CAMeC. Il secondo piano del Centro presenta inoltre un’ampia selezione di lavori rappresentativi del suo percorso dal 1985 in avanti. Per la ricerca di questo artista la critica si è pronunciata in termini di rigore, essenzialità, radicalità, energia. “La pittura di Querci, con il suo ossessivo ricorso alla bicromia radicale del bianco e del nero, vive di uno spaziotempo che non è lineare: in questo, rispecchia una dimensione, quella del collasso delle distanze e del cortocircuito delle durate, che è caratteristica della nostra epoca, nella quale presente, passato e futuro si ritrovano continuamente compresenti”. (Francesca Pola, dal testo in catalogo). “Le grandi superfici in bianco e nero mostrano la conquista di una dimensione che non è solo interna ai dipinti ma che altresì magnetizza le bianche pareti degli ambienti che li accolgono e l’intera volumetria in cui è circondato il visitatore stesso” (Bruno Corà, dal testo in catalogo).

Con Opere 1973 – 2007 Gianfranco Zappettini ripercorre il proprio iter artistico a partire dagli anni della Pittura Analitica, di cui è stato fra i protagonisti, anche in sede teorica. Dal ’76 ha affiancato alla produzione pittorica riflessioni con la fotografia, ma sempre “pensando in termini di pittura”. Il 1980 segna una svolta radicale: egli si trasferisce a S. Andrea di Rovereto isolandosi dai circuiti internazionali dell’arte e, dopo alcuni anni, inizia una fase di ricerca spirituale che investe anche il suo fare artistico; abbandonati i procedimenti di distanziamento concettuale e di ironia, le sue opere di questo periodo traggono ispirazione dal mondo simbolico e dal Sufismo. A partire dal 1991 si assiste ad una sorta di ritorno sul piano formale all’esperienza degli encausti e dei Petali del ’77-’79. Dal ’94, la tela, dopo esser stata completamente dipinta, si ricopre di acrilico, in un primo tempo grigio e in opere successive grigio-azzurro, mescolato con polvere di quarzo e polvere di marmo, come se uno spesso deposito di polvere discendesse a coprire le forme e la brillantezza dei colori. Nei lavori più recenti la superficie si fa meno materica, spariscono anche le ultime tracce di figurazione ed il blu pervade tutta la superficie, scandita dal ritmo della trama e dell’ordito, come l’eterno andirivieni della spola tra i fili tesi sul telaio cosmico.

 
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