Enrico
Amici non è nuovo all’esperienza di lavoro
intorno a tematiche e realtà dal forte impatto sociale.
Alle sue doti ‘maieutiche’ si deve la capacità
di far emergere ed esprimere voci distinte ed individuali
e di dar vita nel contempo ad un assieme corale, fortemente
motivato dall’esperienza condivisa. Anche nel caso
del laboratorio pensato e realizzato per le donne che frequentano
il Centro per la cura e l’assistenza coordinato dall’energica
Clarita Fontana, il percorso affrontato e i risultati ottenuti
appaiono partecipi del vissuto intimo e privato delle singole,
numerose partecipanti e, ad un tempo, profondamente ‘unificati’
e coerenti con l’impostazione concepita nell’ambito
della progettazione comune. Il ciclo di incontri, nella
sua specificità, ha attraversato, evidenziato e accostato
elementi diversi, trovando un filo rosso nella peculiarità
delle sede ospitante, il CAMeC, e nell’esposizione
in quel periodo presente, la mostra Sentieri e avvistamenti.
Giovane arte contemporanea in Svizzera. Il racconto dell’esperienza
della malattia e della cura, affidato a toccanti parole
e all’immagine fotografica, ha reperito nella multimedialità
della mostra, nell’evidente varietà di linguaggi
e di temi, nella valenza sociale e nella ‘potenza’
evocativa e simbolica di alcune opere, una dimensione fortemente
caratterizzante. I lavori scelti, frutto dell’impatto
collettivo con la rassegna,non compaiono mai nella loro
interezza, ma come frammenti, colti e concepiti a rappresentare
situazioni, pensieri ed emozioni. La metafora visiva vive
insieme al testo scritto; al racconto per immagine si sovrappone
la parola, che coglie e porge con asciutta immediatezza
il senso di questo laboratorio. Il CAMeC, non a caso, porta
il nome di centro e non di museo: esso riconosce nell’apertura
e nell’osmosi con l’esterno uno dei propri cardini
operativi.Questo workshop, pilota e paradigmatico, ha individuato
nell’incontro, nella graduale conoscenza e infine
nella ‘confidenza’ con questa istituzione il
primo, distintivo obiettivo raggiunto; ha annullato la distanza
che sovente si pone fra il ‘museo’ e il cittadino;
ha costituito una fonte di arricchimento personale e culturale
per le entusiaste ‘allieve’ di Enrico Amici
e, ci auguriamo, per tutti coloro che apprezzeranno gli
esiti del loro lavoro, qui presentati.
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