L’incontro
tra arte e malattia può sembrare a prima vista inedito
e complicato. Il primo laboratorio destinato agli adulti,
svoltosi al Camec della Spezia, organizzato dal Comune della
Spezia e dal Centro per la cura e l’assistenza alla
donne operate di neoplasia alla mammella mostra il contrario.
Nella conoscenza delle avversità si spalancano porte
inedite. Oltre la terapia, l’ossessione dei prelievi,
l’ansia di ogni ecografia, spunta la voglia di lottare,
combattere, sentirsi vivi, attivi, contemporanei, direi.
L’occhio del malato non è poi tanto distante
dall’occhio di un artista, clinico, esasperato, meticoloso
e paziente al tempo stesso. L’arte e la malattia vivono
dentro di noi, dentro i nostri corpi, le nostre menti. Ma
entrambe le cose, l’arte e la malattia, fanno fare
ad ogni essere vivente i conti con l’infinito. L’arte
e la malattia, poi, sono un viaggio interiore verso lo stesso
obiettivo: la salvezza. Per dirla con Joseph Conrad l’unico
vero essere umano è quello che è stato all’inferno
ed è tornato indietro, può dunque raccontare
l’altra faccia di noi stessi, quella che non emerge
quasi mai nel quotidiano.Alla malattia e alla guarigione
si sono avvicinati artisti come Munch e Millet, musicisti
come Luigi Nono, registi come Milos Forman. Ognuno ha pensato
al suo presente, al nostro presente, ma anche al nostro
domani, oltre la vacuità delle tracce labili, nell’ostinazione
per lasciare un segno, un messaggio, una speranza.
|