La Finestra sul Golfo è uno spazio espositivo riservato ad un artista del territorio presente nelle collezioni permanenti. Nella piccola digressione esso è invitato ad affiancare all’opera appartenente alle raccolte del CAMeC altre particolarmente significative della sua produzione.

Roberto Pertile è l’artista invitato a partecipare alla tredicesima edizione, che si distingue per la prevalenza di opere plastiche. Nato a Bassano del Grappa nel 1954, dopo la maturità artistica si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Carrara, sezione scultura, e ha lavorato nel campo della grafica pubblicitaria e dell’illustrazione. La sua attività artistica è iniziata nel 1971 con esposizioni collettive, personali e con la realizzazione di opere pubbliche. Del suo lavoro si sono occupati: F. Battolini, R. Bavastro, L. Bernardi, M. Borzone, G. L. Burrafato, V. P. Cremolini, E. Formica, A. Laghi, F. Ortis, M. Ratti, G. Riu, C. Roselli, F. Rotundo.

A proposito del ciclo di opere esposti al CAMeC, Marzia Ratti parla di Crescita di forme, precisando: “Non potete toccarle, ma potete immaginare di farlo: perché non c’è modo migliore del tatto per conoscere le sculture di Roberto Pertile, nelle quali domina la coerenza assoluta tra contenuto e forma, tra materiale e tecnica. Ogni termine richiama l’altro in una forza attraente inevitabile. La tecnica segue l’idea, ma quest’ultima è condizionata dalla scelta operativa che ne concretizzerà il concetto.

Da un punto di vista progettuale, le opere di Pertile nascono da un germoglio ideativo che nasce quasi sempre con un riferimento al mondo naturale -germoglio appunto mi sembra un termine adatto a descrivere il processo- ; passano poi attraverso una bozza grafica sommaria ossia quel disegno per forme e per piani tipico di chi pensa già in tre dimensioni, quindi si innestano con le suggestioni dei temi e delle forme della classicità. Venere, Apollo, Dafne sono solo l’indizio del filtro della cultura che ci riporta agli albori del pensiero occidentale e soprattutto al momento magico della fusione fra umanità e natura, al di qua delle sovrastrutture soggettive e dei sedimenti storici. Non c’è un riferimento preciso e neppure preordinato, solo le ragioni dell’armonia, della ponderatio e dell’eleganza classiche, trasposte nell’attualità del linguaggio plastico. Essere nel tempo, essere nello spazio, avere una funzione sono invece le direttive fondanti l’azione creativa.

Pertile ricerca il senso della fisicità della scultura nella scelta dei materiali - legno, ceramica, marmo, impasti - e nella collocazione ideale dei lavori all’interno della scena urbana. L’ambientazione fotografica proposta in mostra rende plausibile la destinazione della scultura e ne verifica la tenuta attraverso l’ingigantimento in scala. Non è un trucco ad effetto, ma una rigorosa prova del nove, un’applicazione del metodo munariano, per capire se davvero tutto funzioni.
Di scultura in scultura, la sfera o simbolicamente l’uovo richiamano al simbolo della rinascita e della perfezione senza inizio né fine.
L’uovo ha una forma perfetta benché sia fatto col culo. Munari docet.”
Accanto alle opere dell’attualità viene presentato anche il Piccolo monumento alla camicia appartenente alle raccolte del CAMeC, collezione-donazione Battolini.

 
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