Silvia Garzonotti
CAMeC, 11 dicembre 2010 – 09 gennaio 2011


La Finestra sul Golfo è uno spazio espositivo riservato ad un artista del territorio presente nelle collezioni permanenti. Nella piccola digressione esso è invitato ad affiancare all’opera appartenente alle raccolte del CAMeC altre particolarmente significative della sua produzione.

Silvia Garzonotti nasce a Minucciano (LU). Dopo Livorno e Roma, La Spezia diventa la città in cui si stabilisce e dove continua a coltivare la disposizione al disegno manifestata fin da giovanissima. Si diploma all'Accademia di Belle Arti di Carrara con una tesi sul ritratto. Nel 2010 partecipa alla collettiva “Mangia la prugne”, Villa Erba, Cernobbio (CO), espone a “Giorni d’Arte” Sarzana, prende parte alla rassegna “Avvistamenti d’Arte alla Rocca di Ameglia” e espone nella Sala Consiliare del Comune di Minucciano “Rimbalzi del tempo nel viaggio per Itaca”. Nel 2009 con “Rimbalzi del tempo nel viaggio per Itaca” espone al Centro S.Allende della Spezia e viene invitata a partecipare con una personale alla rassegna “Arte al plurale” a Sillico (LU). Nel 2006 partecipa alla collettiva “Emergenze4, artisti in un mondo in allarme” e a “Frames”, collettiva promossa dalla Galleria Vértigo presso lo spazio Enzo Pifferi di Como. Nel 2003 elabora delle casse di legno intelate e ingessate a caldo, alla maniera medievale, e realizza fra l’altro l’opera, “Ritratto 1”, vincitrice al “Premio Arte Mondadori 2003”, che entrerà nelle collezioni del CAMeC ed è esposta insieme al ciclo di lavori presentati in questa occasione, dal titolo “Frammenti”.
Così Francesca Mariani in catalogo:
“Tema dell’ultima produzione di Silvia Garzonotti è la frammentarietà: dettagli di volti di persone, note o sconosciute, sono, secondo l’artista, le uniche impressioni che restano nella mente dell’uomo contemporaneo, attento solo all’apparenza e distratto dagli stimoli artificiali della realtà esterna. In netta contrapposizione, quindi, al rumore fastidioso e alle immagini invadenti della società massmediatica, Garzonotti prosegue nella sua ricerca di creare opere in costante dialogo tra presenza e assenza e, questa volta, sottolinea con punti di luce/ombra un tratto fisionomico della persona nascondendo le rimanenti parti del viso e immergendole in un profondo silenzio quale metafora dell’arresto del tempo. Dalla critica al nonsenso della vita frenetica nascono quadri in cui l’abile ritrattista afferra l’essenza del soggetto rappresentato attraverso una parte significativa del volto nel tentativo di stimolare lo spettatore a scoprirne l’anima partendo dal particolare dato. Tagli e distacchi, isolati ed enigmatici, di singoli individui, non tutti identificabili, diventano icone di un’umanità viva, ma, allo stesso tempo, trasparente e silente, che si nega all’imperativo del dover apparire e alla falsa comunicazione. In queste opere, infatti, sguardi espressivi e labbra ammiccanti in bianco e nero, si susseguono, alternati da rose rosse, come in una allegoria medievale per dimostrare come l’uomo viva in solitudine la costante tensione tra il desiderio della pura spiritualità e la pulsionale attrazione dell’esteriorità. Ci catturano occhi socchiusi e bocche semiaperte, delineati con diverse sfumature grigie, frammenti femminili e maschili di cui individuiamo il tratto psicologico e percepiamo l’aspirazione all’assoluto, interrotto e contaminato però dalla forte voluttuosità dei rubini fiori che Garzonotti frappone a ogni viso. Alcuni volti sono i medesimi ma rielaborati in modi molteplici mentre altri sono interrotti da note musicali perché l’impercettibile movimento delle labbra indica la vacuità delle parole e, soprattutto, la superiorità del silenzio da cui nasce la musica che a esso incessantemente ritorna senza produrre rumore. È la stessa musicalità dei toni chiaroscurali e soffusi che caratterizzano questa serie in cui l’artista gioca con le sembianze originali plasmandole in modo del tutto personale per lasciare una traccia indelebile in un mondo senza memoria perché per lei raccontare è una scelta costante e irrinunciabile. Sarebbe riduttivo, quindi, considerare questi quadri come ritratti perché sono una sorta di testimonianza senza limiti di tempo, approfondite interpretazioni e introspezioni di ciò che rappresentano e, per questo, simboli ideali di una sfida difficile alla superficialità effimera. Guardando i visi di Garzonotti avvertiamo, infatti, la fragilità di donne e di uomini esposti alla suggestione del nulla ma che cercano di porsi al di fuori della società rivalutando la potenza del silenzio e muovendosi dentro al presente con la ferma volontà di afferrare qualcosa che sfugge continuamente. In questo alternarsi di forme chiaroscurali e cromatiche, l’artista realizza opere che corrispondono a una necessità interiore e, quindi, sono destinate a rimanere nella sfera dell’idealità, ma ci comunicano emozioni immediate di un’esistenza in preda a forze contrastanti e ci proiettano nell’illusione di un tempo liberato dal bisogno materiale, utopia che vorremmo diventasse realtà”.

 
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