Pietro Livolsi
CAMeC, 10 febbraio – 10 marzo 2011


La Finestra sul Golfo è uno spazio espositivo riservato ad un artista del territorio presente nelle collezioni permanenti.
Per la prima volta la rassegna ospita le opere di un pittore scomparso, anche alla luce del considerevole contributo offerto da questo autore alla cultura artistica spezzina. In questa occasione la moglie Ebe Cozzani ha voluto ricordarlo proponendo un nucleo di opere inedite della primissima ed estrema produzione: le impressioni visive della giovinezza trascorsa in piazza Brin, insieme agli ultimi pastelli su carta, affini alla produzione di “forme ritmiche”, come efficacemente le definì Ferruccio Battolini.
Pietro Livolsi nasce alla Spezia nel 1923 e muore nel 2003. Nel 1946 si presenta in pubblico per la prima volta con una mostra personale: vi espone 60 fra dipinti e disegni; è la prima mostra di pittura e grafica del dopoguerra nella sua città. Nel 1951 si laurea a Bologna in Medicina e Chirurgia. Nel 1953 vince il primo premio alla Mostra nazionale dei medici pittori. La sua attività espositiva prosegue in numerose occasioni, mentre il suo amore per l’arte lo spinge ad aprire negli anni ‘60 uno dei primi negozi di antiquariato, “Il Torretto”, che fin da subito rappresenta anche un ritrovo di amanti dell’arte e di artisti, oltre che una galleria dedicata alla produzione contemporanea. Con identica passione e dedizione nel corso del tempo coltiva l’attività di pittore insieme a quella del medico.
Dopo la morte, l’Associazione Arteelibertà, presieduta da Ferruccio Battolini, gli dedica un’ampia retrospettiva, allestita nel 2005 al Centro Allende, e la sua opera viene esposta nell’ambito di mostre collettive alla Spezia e fuori.
Di lui si sono occupati e hanno scritto fra gli altri Luigi Carluccio, Luigi Cardinale, Renato Righetti, G. La Ferla, Gino Patroni. A proposito del suo originale linguaggio, così Marzia Ratti: “La sua pittura non mi pare descrivibile con il ricorso alla metafora o al simbolo, quanto piuttosto con il lessico scientifico e dell’astrazione. Al caos apparente in movimento fa da sfondo il mistero delle percussioni ritmiche dei colori forti e squillanti che scandiscono lo spazio definendolo, così come le oscillazioni di un pendolo misurano il tempo.”

 
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