Osservando forme e modalità linguistiche nuove
Bruno Corà
Direttore della Biennale

Con il titolo Generazioni/Rigenerazioni – Arte nell’età dei conflitti ininterrotti, la Biennale Europea Arti Visive della Spezia affronta una problematica ricorrente nei mutamenti che si vengono a determinare nelle forme del linguaggio e che sono – in parte considerevole – strettamente connessi alle condizioni sociali, politiche, economiche e, più in generale, culturali in cui si trovano a operare le generazioni che si affacciano alla ribalta della scena artistica.
Le diversità che, nell’insieme dei suoi componenti, ciascuna generazione pone in evidenza riguardano non solo aspetti relativi ai contenuti estetici, alle forme e ai mezzi impiegati nella creazione delle opere, ma soprattutto alle modalità di concepire il lavoro artistico e di porgerlo alla più vasta fruizione. Così, a intervalli temporali che tendono ad avere un arco sempre più ristretto, ogni generazione, attraverso alcuni suoi esponenti rappresentativi, esprime il proprio Zeitgeist e gli elementi emblematici che la distinguono dalle altre.
Se si fa riferimento all’attività pubblica che i giovani artisti intraprendono, sia durante gli studi accademici o altre prassi di iniziazione all’arte (tirocini presso Maestri, attività autodidattica, etc.), sia successivamente al compimento del noviziato, nel segmento temporale che intercorse tra la seconda metà degli anni Ottanta e i primi anni Duemila, si può ritenere che si siano pronunciate circa due, se non tre, generazioni in stretta successione.
I giovani artisti italiani che oggi, dunque, sono stati invitati alla Biennale della Spezia 2006, hanno alle spalle un’attività maturata da poco più di un decennio o di un quinquennio, frangenti temporali molto intensi e particolarmente drammatici della storia contemporanea. In questa epoca, all’esito della contrapposizione dei due grandi blocchi socio-politici ed economici in cui era diviso il mondo, tra paesi a economia capitalista e paesi a regime comunista, mentre si registrava il crollo dei regimi comunisti e la cessazione della guerra fredda, si assisteva altresì all’affermazione di un nuovo modello di relazioni sociali determinato dalla ‘globalizzazione’, che ha investito il futuro destino di tutti, ma soprattutto delle più recenti generazioni,
Dal crollo del muro di Berlino, nel 1989, anziché avanzare in un’epoca assai più distesa e pacifica, si è assistito a un fenomeno di diffusa neo-conflittualità, sulle cui cause sarebbe lungo e improprio in questa sede intrattenersi, culminato in tragiche guerre nel Medio Oriente (Israele, Palestina, Siria, Giordania, Libano), nell’area balcanica (Bosnia, Croazia, Serbia, Kosovo etc.) e successivamente in quella più distante dell’Afghanistan, del Kurdistan, della Persia e dello Yemen, nonché in focolai non meno pericolosi in altri paesi dell’Estremo Oriente e dell’Africa. Oltretutto, inaspettato ma prevedibile, il divampare del fenomeno dell’intolleranza tra blocchi religiosi e di violenza da parte di organismi sedicenti tali, in realtà di natura terroristica, ha esteso, con azioni altrettanto tragiche quanto le vere e proprie guerre, la conflittualità generale e individuale.
La complessità della fase storica non è certo riassumibile in poche ed elementari analisi, ma basta a ricordare che è in questo quadro di turbolenza che anche le generazioni artistiche maturate in Italia hanno messo a punto il linguaggio delle proprie opere; le quali, ancorché distanti tematicamente da quegli eventi, in modi difformi e altrettanto complessi o indiretti lasciano trapelare numerosi segni di disagio, preoccupazione, inquietudine e in taluni casi di comprensibile reazione all’insegna di un cinismo attivo e niente affatto avulso dalla realtà a cui si riferisce.
Infine, particolare non trascurabile, l’ultima generazione è quella cresciuta all’ombra del funesto e catastrofico “11 settembre”, dei successivi attentati e sotto il massiccio pressing mediatico scatenato dalla tragedia newyorkese, spagnola e londinese, in anni di allarmi permanenti. Se al clima instaurato dal terrorismo si aggiungono le minacce dovute alle epidemie e ad altre calamità, il quadro appare negativamente saturo. Gli esponenti delle generazioni artistiche che un comitato di studiosi e critici, invitati appositamente a esprimersi, ha segnalato per la circostanza di questa edizione 2006 della Biennale, sono altresì cresciuti in un clima sociale, politico, economico e culturale, interno al nostro Paese, non meno teso, per una contrapposizione tra forze politiche (certo rispecchianti una buona parte della composizione sociale reale del Paese) mai come oggi di forza quasi equivalente, fenomeno che ha determinato alternanze di costumi e indirizzi di governo politico del Paese non poco laceranti e di diffuso malessere, non solo giovanile.
In questi anni, l’influenza esercitata dalla rivoluzione digitale è stata enorme e invasiva, al punto da divenire influente ed egemone nei processi di comunicazione a livello mondiale. Si può tranquillamente dichiarare di essere entrati appieno e di appartenere all’era telematica, a cui nessun soggetto può sottrarsi e con cui tutti fanno i conti.
In tali condizioni, sarebbe stato davvero strano e impensabile che proprio gli artisti, i pittori, gli scultori, ma anche i poeti o i musicisti, ne fossero rimasti incontaminati o solo disinteressati, sia rispetto alle potenzialità dei mezzi offerti dalla cultura telematica, che ai problemi comunicativi che essa comporta. Ancor più strano sarebbe stato, per gli organismi promotori della Biennale della Spezia, chiudere gli occhi, non voler prendere atto delle trasformazioni in corso nella formulazione dei messaggi artistici – i cui primi segnali, comunque, si manifestarono sin dagli anni Sessanta – e continuare a concepire gli appuntamenti del Premio del golfo all’insegna solo della pittura a olio o acrilica o a tempera.
Le parziali e progressive aperture della rassegna ad altre qualità formali e linguistiche, dalla fotografia al video, all’installazione, alle opere cyber o altro, hanno fatto sì che dal 2000 ad oggi gli steccati disciplinari si attenuassero, rispecchiando le nuove forme espressive in cui gli artisti più giovani ormai operano. Il panorma che la Biennale spezzina offre è di assoluto rilievo ed emblematico delle ricerche che si compiono non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo.
Il comitato scientifico ha operato con scelte e segnalazioni che hanno messo in risalto le aree artistiche di punta del Paese, dal Piemonte alla Lombardia, dalla Liguria all’Umbria e dal Lazio alla Campania, alla Sicilia.
Come in ogni rassegna di questo tipo, gli inviti agli artisti scelti non presumono di esaurire la più ampia esemplarità certamente esistente a livello nazionale, ma semplicemente fornire un qualificato panorama delle personalità attive nel nostro Paese. Pertanto, mentre per le singole segnalazioni critiche si rinvia ai relativi testi forniti dai componenti del comitato scientifico chiamati a esprimersi sulle scelte compiute, per le giornate di convegno concepite per accompagnare l’evento di quest’anno sarà sufficiente e opportuno sapere che l’argomento “generazioni/rigenerazioni” vuole proprio sottolineare un confronto tra artisti emersi e cresciuti in condizioni culturali, seppure analoghe, entro situazioni spesso diverse per la natura delle contraddizioni scaturite tra i contesti generali e le singole realtà di ciascun artista.
Inoltre, e infine, la “rigenerazione” di cui si parla nell’odierno appuntamento riguarda anche la stessa identità del Premio del Golfo e della Biennale Europea Arti Visive della Spezia, giunta a un punto della Sua ripresa che richiede un nuovo salto qualitativo e nuovi obiettivi culturali e artistici, in una città e in un territorio i cui interessanti segni di trasformazione sono divenuti evidenti, stimolanti e incalzanti.


 
Premio del Golfo 2006
 
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