CAMeC, 11 dicembre 2010 – 15 maggio 2011


Al piano terra del museo incontriamo Angelo Prini (La Spezia 1912 – 1999), uno dei grandi Maestri spezzini del Novecento, confronto efficacissimo con la mostra dei piani superiori quale vincitore di uno dei riconoscimenti assegnati dal Premio del Golfo nel 1950.

Introdotto in maniera cristallina dall’amico Mario Soldati nel 1965 in una magistrale presentazione: “...Così, oggi, sembra che il rovello di Angelo Prini possa essere definito quello di un artista singolarissimo, il quale cerca di operare un piccolo miracolo: rendere pittorico ciò che, finora, pareva soltanto ottico: rendere visibile, e prigioniero di una specialissima pasta da lui spalmata sulla tela, un effetto di luce effimero, istantaneo, e riscontrabile soltanto in determinate condizioni: quando, per esempio, ci si tuffa nell'acqua immobile di una darsena o tra gli scogli di una baia deserta, un giorno d'estate; o quando fissiamo, in campagna, il sole prossimo al tramonto, e gli occhi ci bruciano, e guardiamo per una volta uno spettacolo comune e abituale, il bosco, il fiume, il campo, la casa, insomma la realtà quotidiana, attraverso le lagrime, improvviso sistema di lenti che la deforma, la scompone, la frantuma in meravigliose iridescenze...”.

L’ampia antologica tocca tutti i momenti salienti dell’iter artistico del pittore, dalla passione per il disegno e la grafica ai principali generi in cui si è espresso – figure e ritratti, giocolieri e maschere, nature morte e paesaggi – , per focalizzarsi attorno al rapporto viscerale che ebbe con la rappresentazione del mare e, in particolare, dei fondali marini di cui fu lirico illustratore.

Il ritrovamento di opere della fase più antica del pittore, fra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, consente di tracciare un quadro più completo dell’evoluzione del suo linguaggio che comprende passaggi interessanti fino ad ora poco conosciuti dalla critica e dal pubblico, quali, ad esempio, il momento della figurazione realista anteriore alla fase neocubista, nel quale Prini mostra esiti vicini alla pittura degli anni Trenta di Caselli, all’incrocio fra questa visione luministica d’impressione del paesaggio ligure e quella analoga, chiarista, della pittura veronese.

Dall’insieme delle oltre settanta opere in mostra, molte delle quali presenti e premiate in grandi rassegne nazionali (Quadriennale romana, Terni, Suzzara, Vado Ligure, Catanzaro, Ravenna, Imperia…) emerge il continuo aggiornamento della pittura di Prini rispetto al contesto regionale e nazionale con cui si è sempre attivamente confrontato, riportandone stimoli e arricchimenti assorbiti sempre dentro la cifra personale della sua visione artistica.

 

Angelo Prini – biografia

Angelo Prini inizia, giovanissimo, la sua attività artistica, come caricaturista e ritrattista, con lo pseudonimo di "Astra"; lavora alla Spezia presso uno studio fotografico ma spesso si trasferisce in Versilia, soprattutto a Viareggio, dove, nei locali più noti, durante le serate di gala animate dall'orchestra di Gorni Kramer, con rapidi tratti, ritrae uomini e donne.

Ben presto, all'amore per il disegno si affianca quello per la pittura iniziato quando, ragazzo, seguiva e quasi spiava i pittori più anziani che dipingevano all'aperto e da loro imparava. La necessità di attrezzarsi meglio e di misurarsi con gli strumenti conoscitivi e tecnico-storici dell'arte lo portano a diplomarsi al Liceo Artistico di Carrara e negli anni che vanno dal 1931 al 1935 frequenta a Verona l'Accademia di Belle Arti Cignaroli.

Con l'inizio della guerra, la sua vita d'artista si fa difficile: tra paura, fughe e bombardamenti, pur non abbandonando mai il disegno e la pittura, fa i più disparati lavori e incontra Bianca, la donna con la quale condividerà quaranta anni di vita.

Abbandonato lo pseudonimo Astra, nell'immediato dopoguerra fonda alla Spezia il Sindacato Pittori e Scultori, organizza numerose rassegne d'arte e dal 1950 insegna disegno e storia dell'arte negli Istituti Superiori.

Inizia in questi anni un lungo periodo ricco di stimoli e di esperienze; dipinge, studia, insegna e partecipa attivamente a importanti rassegne d'arte nazionali ed internazionali alcune delle quali, le più significative, vale la pena di ricordare: la VI Quadriennale di Roma, l'Internazionale del mare di Genova, tutte le edizioni del Premio Golfo della Spezia (di cui è stato anche fra i più attivi promotori), la mostra bolognese sulla Resistenza, il Premio Repubblica di San Marino, il Suzzara, la Biennale parmense. Aderisce al gruppo internazionale Artisti d'Avanguardia per la pittura di piccolo formato, costituito a Roma, con un nutrito gruppo artisti italiani e stranieri, fra i quali: Balla, Brindisi, Burri, Guttuso, Monachesi, Scanavino, Tamburi, e molti altri, per una serie di mostre da tenersi a Roma, Milano, Madrid, Los Angeles e Barcellona.

L'insegnamento lo porta prima in Calabria poi in Lombardia; in quei luoghi partecipa attivamente alla vita artistica locale e coglie l'occasione per scoprire e studiare motivi compositivi diversi: le reti dei pescatori stese al sole e il paesaggio Silano da una parte, le vallate e le sconfinate pianure lombarde dall'altra.

Nel 1965 riceve la Stella d'argento del Premio Europa Arte: rassegna internazionale di arti figurative diretta da Carlo Emanuele Bugatti. le stelle d'argento sono assegnate a Renato Guttuso (pittura), Yaap Mooy (scultura), Diego Valeri (poesia), Michelangelo Antonioni (cinema), Marco Valsecchi (critica), N.V.C. Londra (gallerie), Le Arti (stampa artistica), Angelo Prini (riservata ad un artista che si sia distinto con modestia e serietà d'impegno in attività almeno ventennale).

Tornato alla Spezia, in veste di Presidente della Pro Loco di Beverino, paese della Val di Vara, promuove tre edizioni del Premio letterario Beverino e fa stampare in tre volumi, che illustra, i racconti premiati per una collana di narrativa moderna dedicata alla vallata del Vara.

Ormai si dedica quasi esclusivamente alla pittura, passa dai verdi che evocano le pianure e le colline, i pioppi e i prati di Beverino, agli azzurri e blu più intensi delle profondità marine, delle luminosità del golfo dei poeti, dei relitti sommersi e delle reti di pescatore. Le partecipazioni a mostre collettive e le personali non si contano, tutte accompagnate da successi e da significativi riscontri critici.

Alla fine degli anni '70, per un breve periodo, torna prepotentemente il disegno in una serie di opere ironiche e pungenti, ricche di sottili allusioni e sottintesi.

Lo spirito che lo ha sempre guidato in tutti questi anni non è ancora attenuato e nel 1986, con altri artisti spezzini, costituisce l'Associazione Scultori, Pittori e Grafici della Provincia della Spezia; dal 1989 al 1991 guida il Laboratorio delle Arti rivolto a uomini e donne (giovani e meno giovani) che lo seguono con entusiasmo; nel 1989 realizza, e dona al Comune della Spezia, il nuovo stendardo del Palio del Golfo che sostituisce il precedente Palio, firmato dall'amico artista Ercole Salvatore Aprigliano, ormai usurato da 30 anni di vittorie e di gioie delle borgate che partecipano alla gara remiera. Il nuovo Palio riproduce, da un lato, gli stemmi dei Comuni della Spezia, Lerici e Portovenere, e dall'altro, un giovane e sorridente San Venerio che sovrasta cinque rematori tesi nello sforzo dell'ultima vogata.

Nel 1995 l'ultima mostra, l'antologica di Tellaro, a 83 anni di vita e 65 di lavoro in pittura e grafica.

Gli ultimi anni li trascorre facendo la cosa che più gli piace: dipingere.

Muore nel 1999, ha vicino la figlia Elisabetta.

 
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