Coreografa e ballerina, direttrice della compagnia dal 1985, Fabienne
Berger reinventa la danza e l'estetica con creazioni inclassificabili.
I suoi spettacoli, che uniscono elementi ludici e meditazione,
sono stati presentati in Europa, Stati Uniti, Russia e Medio Oriente.
Nell'autunno 2003, con la pièce Avril en mai, firma il
suo diciassettesimo spettacolo creato per il Festival Interna-
zionale di Danza di Losanna. Altre recenti coproduzioni sono state
ospitate presso l’Autumn Festival e l’Arts House Trafo
di Budapest, il Théâtre Vidy-Lausanne E.T.E. e l’
Opéra di Losanna.
Fondamentale per Fabienne Berger è il superamento della
dualità e la composizione per mezzo di differenze, unitamente
alla scelta dei temi, dei ballerini e del modo di creare e di
concepire il movimento e lo spettacolo.
La sua ricerca esplora il rapporto complesso e paradossale tra
scrittura e improvvisazione, tra ciò che è fisso
e ciò che è flessibile. Emlék (Nevess Remegve)
– progetto incentrato sul tema della memoria presentato
a Budapest nel 1998 per il Centro d'arte contemporanea Trafo –
è l'occasione per un primo lavoro video integrato alla
danza. Nel corso delle successive creazioni, la compagnia sviluppa
un procedimento che lega strettamente immagini video con movimento
e musica. In Azur Blues si esprime il tentativo di unione tra
zen e rivolta. Nel successivo Natal, prodotto per l'Opéra
di Losanna nel 2001, il tema del cambiamento è accompagnato
da musica live del gruppo Velma. Infine, in Océane Lili,
la pièce si presenta come forma di gioco sperimentale attorno
al rapporto corpo-spirito.
Nel 2003 viene presentata Avril en mai, una pièce caratterizzata
dalla postura distesa, dalla ridefinizione di un corpo disorientato
che ha smarrito i propri punti di riferimento.
Nel 2004 vengono realizzate e riunite, sotto il marchio Intemporelle
série, una decina di piccole forme mobili, vicine alla
performance, proposte al di fuori della scena tradizionale, ad
esempio in musei, in un cortile di un castello, in strada o in
edifici contemporanei: un modo per creare una relazione tra ricerca
e apertura verso un vasto pubblico.
Da un testo di Fabienne
Berger
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