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In seguito alla
sua formazione nell’ambito della danza a Zurigo, Anna Huber
lavora con diversi coreografi e registi in Svizzera, Austria e Germania,
da ultimo con Jo Fabian e Helena Waldmann. Dal 1989 vive e lavora
prevalentemente a Berlino. Durante il suo ingaggio allo Staatstheater
di Cottbus (1992-94) Anna Huber inizia la sua personale ricerca
coreografica.
A Berlino nascono dal 1995 i soli in zwischen räumen, brief
letters (1996), unsichtbarst (1998), il pezzo per gruppo die anderen
und die gleichen (1999), il duo l´autre et moi con Lin Yuan
Shang (1999), Stück mit Flügel con la pianista Susanne
Huber (2001) e il duetto two, too con la ballerina e coreografa
ceca Kristyna Lhotáková (2001). Dal 2002/03 sviluppa
insieme al percussionista Fritz Hauser le performances umwege, legate
ad una concezione specificamente architettonica. Nel 2004 crea la
coreografia wolkenstück per 5 ballerini e 2 musicisti e inoltre
il solo hierundoderhierundoderhierundoderdort. Nel 2005 elabora
trois de pas, un trio presso il Teatro di San Gallo.
Anna Huber presenta le sue opere a livello internazionale.
Il lavoro di Anna Huber, al confine tra arti performative e arti
visive, costantemente in tensione tra astrazione ed emozione, indaga
le possibilità artistiche della danza intesa come linguaggio,
un linguaggio formale che è messo continuamente in discussione.
Il movimento umano nella sua complessa semplicità diventa
un campo di sperimentazione nel quale la percezione di tempo e spazio
cambia continuamente. La fugacità del movimento permette
di oltrepassare confini e crea disorientamento.
Le complessità, le sfaccettature e le contraddittorietà
degli schemi comportamentali umani vengono indagati ed illuminati
da diversi punti di vista. In questo contesto si analizzano questioni
come la percezione, l’identità e la comunicazione.
Nelle aree di confine, negli spazi intermedi, nelle contraddizioni
apparenti e nel vuoto tra il possibile e l’impossibile si
possono fare scoperte stimolanti.
La danza è come il tempo che passa e nella sua fugacità
è sempre contemporanea.
Da un testo di Anna
Huber |
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