Da sabato 12 dicembre 2009 Giuliano Tomaino. L’albero delle carrube a cura di Bruno Corà è visitabile presso il CAMeC, Centro di Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, insieme a Sculture in città a cura di Mario Botta. La mostra prende spunto da un ricordo d'infanzia dell'Artista, quando all’uscita da scuola, in piazza Verdi, correva ai giardini pubblici della Spezia sotto l’albero delle carrube.
Alcune opere illustrano gli inizi (L’infanzia di Giorgio), quindi sono esposte le “cere” (Quanti angeli possono danzare sulla capocchia di uno spillo), i “cartoni” (Il gioco della palla), le serie Savonarola e Sciamani, le “carte vetrate” e i tappeti eseguiti in Tibet su disegno di Tomaino.
Sono presentate inoltre alcune installazioni site specific sul tema delle Case dei Santi realizzate in legno e cartone e sospese a formare il Crocevia, quindi le Museruole, la grande casa e i cimbelli luminosi, oltre a un ricordo di Franco Fanigliulo.

Sculture in città è un progetto di Mario Botta in cui undici macro-sculture di grande impatto invadono il consueto tessuto urbano, diventando forti segni di ricontestualizzazione dello spazio. Le opere si traguardano l’una dietro l’altra, in un percorso itinerante che occupa l’intera Via Del Prione, l’arteria principale della Spezia, per giungere fino a Oplà, scultura creata site specific per l’occasione e che verrà donata dall’Artista alla città durante un evento appositamente dedicato.

La mostra è stata voluta e realizzata dal Comune della Spezia e dalla Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia.
La regia scientifica e organizzativa è stata curata dall’Istituzione per i Servizi Culturali della Spezia.
L’allestimento al CAMeC è a cura di Marco Condotti, con l’amichevole collaborazione di Massimo Luconi.
Ferdinando Vicentini Orgnani ha curato un video con musiche originali di Zucchero.
Un particolare ringraziamento alla Centrale ENEL della Spezia Eugenio Montale per la collaborazione al ripristino della scultura Agilulfo.

Nato alla Spezia nel 1945, Giuliano Tomaino vive e lavora a Sarzana; ha iniziato la sua carriera alla fine degli anni Sessanta, nella direzione dell’Arte Povera, con assemblages di objets trouvés. Alla metà degli anni Settanta la sua ricerca si rivolge alla pittura con segni e righe geometriche in diverse scale di nero e rosso, colori che rimarranno costanti nel suo lavoro soprattutto alla fine del decennio, su vari supporti e con segni sempre più ripetitivi. Il soggiorno a New York dell’85 è un appuntamento importante per Tomaino, che in quegli anni frequenta Mario Soldati. Tellaro, dove Giuliano risiedeva, e il paesaggio ligure, entrano nei dipinti sotto forma di oggetti e di citazioni minime. Nel ’90 compare il tema del cimbello (lo zimbello), suggerito dalle rondini che entrano nello studio sarzanese dell’Artista. È del ‘91 la retrospettiva Tomaino gli anni ‘80 al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Le gambe a V verso l’alto (‘93) sono un’altra tappa (V di Vincent, ma anche premonizione di una caduta rovinosa). Lo stesso anno La presenza della virtualità. Arte come pre-, organizzata nell’ex biscottificio di Falcinello sottostante lo studio di Tomaino, segna l’inizio del sodalizio con Claudio Costa e con gli artisti a lui collegati, che prosegue con Triebquelle (’96), dove l’Artista stabilisce importanti contatti internazionali; con Massimo Lunardon ha inizio una collaborazione nel settore del vetro che dura tutt’oggi. Nel ’96 gli Abbracci (una sorta di lunga stola che termina con due mani) e le “cere”. L’anno successivo nasce il tema del cavallino a dondolo, che diventerà via via luminoso o monumentale. La Biennale di Dakar del 2002 è un altro momento - chiave nella carriera di Tomaino, con la comparsa delle figure stilizzate in serie; nello stesso anno la carta vetrata viene adottata come supporto per interventi pittorici. Nel 2004 le Case dei santi iniziano a comparire in forma pittorica, per diventare sempre più grandi e tridimensionali, insieme agli Ex voto. L’anno seguente 20 Jahre Botanikum offre l’occasione per nuovi incontri; il 2006 vede Voyage dans la lune esposto nel cortile degli Uffizi a Firenze e Wunder kammer a Roma; un anno dopo Italo’s house, La Casa di Italo a Siena è un omaggio a Italo Calvino. Nel 2008 Tomaino porta le sue “case” a Beit Hanin (Ramallah, Gerusalemme), nel 2009 Tomaino. Le Acciughe fanno la palla al Galata Museo del Mare di Genova, segnano una fase importante per l’ampiezza delle installazioni, poste anche all’esterno nel Porto Antico, infine Pietra&Co. a Sirmione, lo introduce nella Public Art.
Tomaino è a metà strada tra Fluxus e Transavanguardia; negli ultimi anni ha proceduto portando gli oggetti quotidiani ad una scala grandissima, in una sorta di apparente sintesi elementare.

 
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