La Spezia rende omaggio a Walter Valentini con una grande mostra antologica allestita nei luminosi ambienti del CAMeC. È un’occasione davvero speciale per ripercorrere gli oltre quarant’anni di intensa attività artistica dell’autore marchigiano (Pergola, 1928), cresciuto nell’aura e nella cultura urbinate e poi trasferitosi definitivamente a Milano, dove ha sviluppato appieno il suo impareggiabile, multiforme, talento artistico. Se è a Urbino, alla storica Scuola del Libro, cioè all’ombra delle ingombranti e magnifiche presenze di Piero della Francesca, del Laurana, di Fra’ Luca Pacioli, che Valentini riceve l’imprinting classico e la ‘misura’ rinascimentale, è invece a Milano che si forma la sua cultura astratto-concreta, il suo specifico interesse per le superfici come evento pittorico dotato di senso autonomo e pregnante. Valentini nel panorama italiano è di sicuro un caso a sé stante per l’originalità e la coerenza del linguaggio e per le sapienze artigianali che supportano le idee inventive.

Il percorso espositivo parte da storiche tavole della metà degli anni Settanta – Campo orizzontale A, 1975; Omaggio a Paolo Uccello, 1975; Io e te, 1974 -, per toccare la serie delle superfici incise dal tempo – campeggia all’entrata della mostra La stanza del tempo di oltre cinque metri di larghezza – per condurci, quindi, fino agli inediti gessi del 2016, passando fra sculture, incisioni, disegni e terrecotte che costellano il suo iter produttivo.

“A ripercorrere il sentiero della ricerca di Valentini si capisce bene che quella attuale è una condizione ideativa in atto dall’inizio degli anni Ottanta, dal momento cioè in cui le sue opere abbandonano la superficie distesa della pittura – dove però la struttura compositiva dell’immagine era già esplicitamente matura, ai bordi della pura astrazione - e giungono invece a manifestarsi con sorprendenti rilievi spaziali e lancinanti scavi materici”, scrive Enzo Di Martino nel testo critico in catalogo.

Gli elementi fondanti della sua poetica sono subito evidenti: la cultura artistica del Rinascimento, fatta di armonia e di equilibrio; il senso dello spazio e delle proporzioni proprio dell’architettura; le ricerche astratte dei costruttivisti russi e dei grandi maestri dell’astrazione e dello spazialismo; l’esigenza di dare rappresentazione al finire del tempo, al cosmo, alla memoria; la suggestione e la grande sensibilità per i tanti materiali usati.

La dimensione di crisi e le incertezze del presente, gli spazi cosmici in cui è evocata la fine del tempo vivono nelle superfici violate delle sue tavole, segnate dai danni del tempo e dal mistero del perenne dinamismo dell’universo. In questo modo rompono, reinterpretandola in chiave attuale, la ‘divina proporzione’ classica.

In mostra si susseguono oltre 130 lavori, che spaziano dalle tavole, alle carte, alle sculture, ai gessi, alle terrecotte refrattarie, alle grafiche ossia a tutti i generi, i materiali e le tecniche in cui si rivela la prodigiosa maestria esecutiva dell’autore e il suo linguaggio così unico e originale. Una sezione è inoltre dedicata ai suoi famosi libri d’artista che l’hanno visto alle prese coi poeti del presente e del nostro illustre passato: autonome opere d’arte che invitano non solo alla consultazione ma anche all’apprezzamento dei fogli incisi con perfette architetture tipografiche, vere e proprie poesie visive che si accompagnano alle parole dei testi.

“L’impressione che coglie l’osservatore è quella che i tracciati grafici siano messi in atto per rispondere a verifiche di calcoli matematici complessi che richiedono appropriate competenze; sono schemi geometrici fatti di immagini che padroneggiano la composizione dell’opera con gerarchie e proporzioni pensate per i singoli temi.

Il “miracolo” artistico risiede semplicemente nella sensibilità, nella misura e nelle proporzioni con le quali l’artista compone intuitivamente lo spazio dell’opera, collocando differenti figure geometriche in funzione di armonie che ritiene opportune” (Mario Botta).


Biografia
Walter Valentini nasce a Pergola (Pesaro-Urbino) nel 1928.

Urbino. La sua formazione culturale e professionale inizia alla Scuola del Libro di Urbino, luogo di conoscenza delle tecniche incisorie quali la calcografia, la litografia e la xilografia. Qui comincia a respirare aria di umanesimo e a lavorare la carta come se fosse un intreccio di fibre nervose del suo corpo. Urbino significa pittura, architettura, filosofia che, nel Quattrocento, con Federico da Montefeltro mecenate e intellettuale, trovano unità nel pensiero neoplatonico e dove Piero della Francesca, Laurana e letterati di corte progettano l’utopia. Lo spazio, il tempo, il reale si ordinano in un sistema razionale, le singole parti si relazionano al tutto attraverso la proporzionalità, che è il segno intelligibile della bellezza e del Creatore.

Milano. Negli anni ’50 si trasferisce a Milano dove ha come maestri tre grandi protagonisti del razionalismo astratto: MaxHuber, Albert Steiner e Luigi Veronesi. Negli anni ’60 la sua formazione urbinate si arricchisce degli sperimentalismi e delle tensioni internazionali che confluiscono nelle gallerie e nelle riviste milanesi. Le prime grandi mostre sono a Milano alla Galleria Vinciana, (1974) e a Il Milione (1982), presentate in catalogo da Guido Ballo che gli aprono le porte delle gallerie straniere e dei principali musei del mondo.

L’universo geometrico. Gli elementi fondanti della sua poetica sono subito evidenti: la cultura artistica del Rinascimento, fatta di armonia e di equilibrio; il senso dello spazio e delle proporzioni proprio dell’architettura; le ricerche astratte dei costruttivisti russi e di grandi maestri dell’astrazione e dello spazialismo; l’esigenza di dare rappresentazione al finire del tempo, al cosmo, alla memoria; la suggestione e la grande sensibilità per gli stessi materiali usati (dalle carte alle superfici di legno, ai muri). Prendono vita grandi cicli di opere quali le “Stanze del tempo”, il “Muro del tempo”, che trovano nuovo sviluppo nella serie dedicata alla “Città del sole” e alla “Città ideale”, e quindi nelle grandi tavole del ciclo “Le misure, il cielo”.

Boston. Nel 1979 l’Università del Massachusetts di Boston lo invita ad un seminario nell’ambito di una mostra di artisti italiani “Birth of the work”. Nel 1982 ottiene il primo premio sia alla Biennale Internazionale di Ibiza che a quella di Listowel (Irlanda).

San Francisco. Nel 1983 si aggiudica il “World PrintFour” Special Edition Purchase Award di San Francisco (CA), U.S.A.

Cracovia. Nel 1984 gli viene assegnato il GrandPrix della X Biennale Internazionale di grafica di Cracovia, che nel 1986 gli organizza una mostra personale antologica a Cracovia e a Torun.

Stoccolma. Nel 1987 espone alla Galleria GummensonsKonstgallery la mostra “La città del sole” e presenta il libro “Walter Valentini” Casa Editrice Italica di Giacomo Oreglia, con testo in italiano e svedese di Luciano Caramel. Sempre nel 1987 presenta la stessa mostra e lo stesso libro al Centro Culturale d’Arte Bellora di Milano.

Chiaravalle. Nel 1988 realizza una grande installazione nella “Sala dei monaci” dell’Abbazia di S. Maria in Castagnola a Chiaravalle (Ancona). Uno spazio recuperato dall’oblio in cui opera direttamente sui muri consumati dal tempo, con il suo alfabeto di linee, fili, segni e chiodi.

Greenwhich. Nel 1989 è invitato a Lubiana, con una sala personale, alla XVIII Biennale Internazionale di Grafica. Nel medesimo anno viene allestita una mostra antologica della sua opera grafica e pittorica nel palazzo dell’Arengo della città di Rimini. Sono del 1990 due grandi opere per l’edificio della AshfordProperties di Greenwhich, Connecticut (USA) e la mostra “Le misure, il cielo” allo Stadtmuseum di Siegburg (Germania);

New York. Nel 1990 realizza la mostra “Le misure, il tempo” alla Panicali Fine Art di New York, la galleria che Carla Panicali ha aperto in U.S.A dopo l’esperienza della galleria “L’isola” di Roma, dove Valentini ha esposto nel 1988.

Aspen. È del 1991, l’installazione “Lo spazio, il tempo” per l’Harris Concert Hall di Aspen, Colorado (USA) e “La città ideale” per il Palazzo Montani-Antaldi, Pesaro; del 1992, l’installazione “Il labirinto della Memoria” alla Frearte di Milano. Nel 1992 è all’AsakuraMuseum di Tokyo.

Parigi. Tra il 1995 e il 1996 la personale “L’espace, le temps”, nella GalerieDionne di Parigi e ancora nel 1996 partecipa alla XXXémePrix Internazionale d’Arte Contemporanea di Montecarlo (Principato di Monaco) e ottiene il “Prix Gabriel Ollivier”.

Venezia. Nel 1997 è invitato alla XLVII edizione della Biennale di Venezia, nella sezione “Unimplosive Art” (verso la nuova Classicità) e nel 1999 alla Quadriennale di Roma. Sempre nel 1999 e poi nel 2000 espone all’Istituto Italiano di Cultura di Washington, Chicago e Vancouver: “Walter Valentini nei canti di G. Leopardi”.

Nel 2001 una vasta mostra antologica, “Walter Valentini. Sulle tracce dell’infinito” è allestita a Palazzo Magnani di Reggio Emilia a cura di Sandro Parmiggiani.

Francavilla al Mare. Nel 2005 vince il 1° premio al “56° Premio Michetti” di Francavilla al Mare. Ancora nel 2005, a Loano, è allestita a Palazzo Doria la mostra “La voce silenziosa delle stelle” a cura di Claudio Cerritelli e Gian Pietro Menzani.

“Memoria”. Il 26 aprile 2006 viene inaugurata in Piazza S. Ambrogio a Milano la scultura “Memoria” realizzata in bronzo patinato (cm. 350x82x142) in ricordo dei caduti della Divisione Vicenza durante la campagna di Russia nel 1941-1943.

Mario Luzi. Ancora nel 2006, al Padiglione d'Arte Contemporanea (PAC) di Milano viene presentato il libro d'arte "Mario Luzi, Walter Valentini. Vetrinetta accidentale", edito dall'Associazione "Cento Amici del Libro", con l'esposizione delle matrici e dei fogli impressi sui torchi a mano calcografici e tipografici. Si dedica inoltre, con l'ausilio del maestro d'arte Lino Reduzzi, anche nella tecnica del mosaico realizzando opere in spazi pubblici e privati.

Ancona. Nel 2008, a Parigi, è allestita alla Galleria La Hune Brenner una mostra di opere su carta. Sempre nel 2008, gli Assessorati alla Cultura della Regione Marche e del Comune di Ancona organizzano negli splendidi e ampi spazi della Mole

Vanvitelliana la mostra antologica "E' una notte stellata. Ecco il progetto" a cura di Elena Pontiggia. Contemporaneamente viene installata all'interno del tempietto (sempre del Vanvitelli) situato al centro dell'ampio Cortile, la scultura "Arco del cielo", in bronzo patinato, di cm. 275x35x30. Nell’occasione viene edita dall’editrice Skira un ricco Catalogo che illustra cinquanta anni del suo percorso artistico.

Nel 2013 vince il XXVIII Premio Internazionale di Grafica “DO FORNI” organizzato con la collaborazione della Fondazione Musei Civici di Venezia.

Monte Vidon Corrado. Nel 2014, alla Casa Museo di Osvaldo Licini di Monte Vidon Corrado, viene ospitata la retrospettiva “Siderea mensura”. A luglio, nell’incantevole Borgo di Novilara, viene inaugurata l’esposizione di grandi opere grafiche “La grande misura”. Inoltre, il nuovo spazio Ca’ Pesaro, a Pesaro, inaugura la sua attività con la mostra “Promenade opere dal 1972 a oggi”, a cura di Roberto Budassi, storico dell’arte e professore dell’Istituto d’Arte di Urbino.

Nel giorno del suo compleanno, giovedì 22 ottobre 2015, Walter Valentini termina il ciclo “Aldebaran”, con una grande“scultura in movimento” in bronzo, altre sculture di diverso formato, terrecotte e opere su tavola esposte nella Galleria Marini di Milano, con la testimonianza scritta in catalogo dell’architetto Mario Botta.

Dal 6 al 25 febbraio 2017, alla Biblioteca Isontina di Gorizia, si svolge la mostra “Aurea sectiolibrorum”. Gli ex libris di Walter Valentini, a cura di Claudio Stacchi e Luigi Bergomi.


 
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